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Lotta alla zanzara tigre: cosa possono fare i cittadini.

Appartenente all'ordine dei ditteri, genere Aedes e specie albopictus, la zanzara tigre, si distingue molto bene dalla zanzara comune per la livrea "tigrata". L'adulto di zanzara tigre, infatti, ha un corpo nero con striature bianche su capo, torace addome e zampe. Le sue dimensioni sono comprese tra i 4 e i 10 mm.

La zanzara tigre ha origine nel Sudest asiatico. In Europa è stata avvistata per la prima volta in Albania nel 1988. I primi avvistamenti in Italia risalgono a metà anni '90, associati a depositi di pneumatici usati importati e scaricati al porto di Genova. Oggi è diffusa su gran parte del territorio nazionale. E' presente anche in Francia, Spagna, Svizzera, Belgio, Montenegro e in Israele.

Particolarmente aggressiva, la zanzara tigre è attiva anche in pieno giorno. La femmina attacca preferibilmente l'uomo procurando pomfi e irritazioni fastidiose. Gli adulti di zanzara tigre generalmente preferiscono spazi aperti, al riparo negli ambienti freschi e ombreggiati e trovano quindi rifugio soprattutto tra l'erba alta, le siepi e gli arbusti. Tuttavia, negli ultimi anni sono stati segnalati abbondantemente anche in zone assolate come i parcheggi dei supermercati o nelle aree industriali, dove ci sono pochi alberi.

IL CICLO DELLA ZANZARA TIGRE

La femmina di Aedes, responsabile delle punture all'uomo, può compiere diversi pasti di sangue a distanza di 3-5 giorni uno dall'altro e in condizioni ottimali (ad esempio in laboratorio) può vivere anche più di 40 giorni.

A partire da circa 60 ore dopo il pasto di sangue le femmine depongono tra le 40 e le 80 uova, disponendole singolarmente appena sopra il livello dell'acqua, lungo le pareti degli invasi. In laboratorio si è visto che ogni femmina è in grado di deporre le uova anche per 7 cicli consecutivi, per un totale di 350-450 uova per individuo in una stagione.

Grazie a raffinati meccanismi bio-fisiologici, le uova di zanzara tigre possono sopravvivere in forma quiescente anche durante il freddo invernale e i periodi di siccità. Una umidità del 60-70% e temperature di 25°C sono sufficienti a far sopravvivere circa un quarto delle uova deposte per 4 mesi. Addirittura, le uova si sono dimostrate capaci di sopravvivere a -10°C per 24 ore!

Basta però che le uova siano sommerse anche in una minima quantità d'acqua per un'ora, a temperature miti, per schiudersi. Se l'immersione si prolunga per almeno 7 giorni, il ciclo adulto della zanzara riparte. (Per questo è importante tenere vuoti sottovasi, tombini e altri contenitori dove l'acqua possa ristagnare.) In primavera e autunno, dalla deposizione delle uova fino allo sfarfallamento dell'adulto passano in media 15-20 giorni, mentre in piena estate questo periodo si accorcia a soli 6-8 giorni. 

EFFETTI SULLA SALUTE

Nell'agosto del 2007 in Emilia-Romagna sono stati notificati i primi casi di trasmissione del virus della Chikungunya da parte della zanzara tigre. E' la prima volta che questa malattia caratterizzata da febbre acuta ha origine autoctona in Europa. L´infezione non si trasmette per contatto diretto tra uomo e uomo né per via aerea, ma solo tramite punture da parte di zanzare infette.

La prima epidemia nota, nel mondo, risale al 1952 in Tanzania, anche se già nel 1779 è stata descritta un'epidemia in Indonesia attribuibile forse allo stesso agente virale. A partire dagli anni Cinquanta, varie epidemie di Chikungunya si sono verificate in Asia e in Africa.

Il virus responsabile della Chikungunya appartiene alla famiglia delle togaviridae, del genere degli alphavirus. Oltre a questo, sono altri 6 gli arbovirus presenti nel Bacino del Mediterraneo  che potrebbero eventualmente essere trasmessi dalla zanzara. Tra questi  alcuni virus della famiglia dei Togaviridae il West Nile virus e il virus della meningoencefalite turco-israeliana, e altri della famiglia dei Bunvaviridae.

Il virus viene trasmesso dalle zanzare del genere Aedes, come Aedes aegypti e Aedes albopictus, la zanzara tigre, che nelle zone tropicali e in numerose zone dell'Asia è vettore di diverse malattie virali, in particolare quelle causate da arbovirus, tra cui la Dengue, la febbre gialla e alcune encefaliti. Negli Stati Uniti, dove è presente da metà anni '80, la Zanzara Tigre può trasmettere i virus Potosi e Eastern Equine Encephalitis.

Uno dei danni maggiori sino ad ora associati alla zanzara tigre, in ogni caso, è il suo impatto sulle abitudini di vita della popolazione. Si tratta infatti di un insetto molto aggressivo, che punge soprattutto nelle ore più fresche della giornata, al mattino presto e al tramonto. Le punture di Aedes albopictus procurano gonfiori e irritazioni persistenti, pruriginosi o emorragici, e spesso anche dolorosi. Nelle persone particolarmente sensibili, un elevato numero di punture può dare luogo a risposte allergiche che richiedono attenzione medica. La sua presenza in numerosi focolai può arrivare quindi a modificare le abitudini delle persone rendendo difficile ai bambini e agli anziani la vita all'aperto nelle ore fresche della giornata, proprio quelle più piacevoli durante la stagione calda.

La lotta alla zanzara tigre non può avere esiti positivi senza un attivo coinvolgimento della popolazione. I siti a rischio di infestazione da zanzara tigre nelle aree pubbliche sono infatti solo il 20-30% del totale. Il rimanente 70-80% delle zone a rischio è di proprietà privata. E' quindi necessario che i cittadini mettano in atto misure di prevenzione e di trattamento nelle aree di loro competenza.

Cosa fare:

  • trattare regolarmente (ogni 15 gg circa) i tombini e le zone di scolo e ristagno con prodotti larvicidi
  • eliminare i sottovasi e, ove non sia possibile, evitare il ristagno di acqua al loro interno
  • verificare che le grondaie siano pulite e non ostruite
  • coprire le cisterne e tutti i contenitori dove si raccoglie l'acqua piovana con coperchi ermetici, teli o zanzariere ben tese 
  • tenere pulite fontane e vasche ornamentali, eventualmente introducendo pesci rossi che sono predatori delle larve di zanzara tigre

Cosa non fare:

  • accumulare copertoni e altri contenitori che possono raccogliere anche piccole quantità di acqua stagnante
  • lasciare che l'acqua ristagni sui teli utilizzati per coprire cumuli di materiale e legna
  • lasciare gli annaffiatoi e i secchi con l'apertura verso l'alto
  • lasciare le piscine gonfiabili e altri giochi pieni di acqua per più giorni
  • svuotare nei tombini i sottovasi o altri contenitori


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